Da tre: titolo (la famiglia), borsa (il luogo) e negoziazione (il processo). Chi padroneggia con disinvoltura queste tre parole ha lo scheletro in cui incastrare quasi tutto il resto.
Titolo: la grande famiglia
«Titolo» suona di moduli e cartelle, ma significa una cosa semplice: un’attività finanziaria che incorpora un diritto. Un’azione è un titolo; un’obbligazione lo è altrettanto; lo stesso vale per le quote di un fondo di investimento. Il termine ricorre di continuo perché racchiude tutta la famiglia dei diritti negoziabili.
Per iniziare basta questa regola: un titolo è un diritto registrabile che può essere negoziato su un mercato. L’azione incorpora la partecipazione a un’impresa; l’obbligazione, il diritto a riavere i soldi più gli interessi. La parola collettiva è utile quando leggi sulla stampa che «i titoli italiani sono scesi»: quasi sempre si intende l’andamento complessivo della borsa. In Italia, peraltro, i titoli quotati non sono certificati cartacei, ma annotazioni in conto.
Al portatore o nominativi?
In altri Paesi si distingue tra titoli al portatore e titoli nominativi. In Italia questa discussione è ormai superata per chi investe in borsa: dalla fine degli anni Ottanta le azioni quotate sono rappresentate da annotazioni in conto e la loro titolarità è registrata presso Monte Titoli, la società che gestisce il sistema di regolamento e custodia. Il dettaglio conta poco all’inizio, ma conviene saperlo perché compare nei moduli.
Borsa: il luogo del mercato
La borsa è il mercato organizzato dove si negoziano i titoli. Come edificio esiste —il Palazzo della Borsa di Milano, in Piazza Affari, ne è l’immagine classica— ma oggi la negoziazione è soprattutto elettronica. L’essenziale resta: un mercato con regole dove domanda e offerta si incontrano e producono un prezzo, la quotazione.
In Italia il mercato azionario ruota intorno a Piazza Affari, a Milano: Borsa Italiana gestisce il mercato telematico azionario (MTA) attraverso un’unica piattaforma elettronica. Tutto ciò che accade sul mercato è vigilato dalla CONSOB, la Commissione nazionale per le società e la borsa. Per chi inizia, «operare in borsa» significa semplicemente comprare o vendere un titolo tramite un intermediario mentre il mercato è aperto.
L’investitore privato raramente si rivolge direttamente al mercato: dà l’ordine alla propria banca o a un broker autorizzato, ed è quell’intermediario a inviarlo al centro di negoziazione.
Negoziazione: il processo
Negoziare significa comprare o vendere titoli. La parola compare in mille combinazioni: mercato, orario di negoziazione, volume negoziato. Quando la leggi, immagina qualcuno che compra un’azione e un’altra persona che gliela vende a un prezzo accettato da entrambi.
Un ordine è l’istruzione concreta per comprare o vendere. Si invia alla banca o a un broker, e la sua destinazione dipende dal tipo che scegli. I tre più comuni:
- Ordine al meglio: si esegue subito, prendendo il prezzo più favorevole disponibile in quel momento.
- Ordine limitato: si esegue solo se viene raggiunto il prezzo che hai fissato.
- Ordine stop: scatta quando la quotazione supera la soglia che hai definito.
Conto titoli e custodia
Le azioni acquistate vanno conservate da qualche parte: quel posto è il conto titoli (detto anche deposito titoli), che si apre presso una banca o un broker. Il conto indica quali titoli possiedi, quanti e a che costo li hai acquistati. Senza conto titoli non è possibile comprare azioni direttamente.
Per la custodia di solito si paga una commissione. Fa parte dei costi che conviene conoscere fin dall’inizio, anche se molti intermediari l’hanno ridotta o eliminata.
Altre parole che compaiono subito
Accanto ai tre concetti di base, in quasi ogni conversazione sulle azioni si affacciano alcuni compagni di viaggio. Li elenchiamo senza approfondire; ognuno ha il suo posto nel glossario.
- Quotazione: il prezzo a cui si negozia un’azione in ogni momento.
- Dividendo: la parte dell’utile che una società può distribuire tra i suoi azionisti.
- Diversificazione: distribuire l’investimento tra più titoli.
- Emittente: chi emette il titolo, per esempio una società per azioni quotata.
- Valore nominale: la cifra formale indicata nello statuto per ogni azione; da non confondere con la quotazione.
Come si legge una notizia di borsa?
Un buon test del vocabolario nuovo sono i lanci d’agenzia finanziari. Se leggi «Enel ha chiuso a 13,42 euro dopo aver confermato che manterrà il dividendo», capisci due cose: la quotazione di chiusura della seduta è stata 13,42 euro e la società ha fatto sapere che non ridurrà la remunerazione per gli azionisti. Da tre concetti esce un quadro completo.
Malintesi frequenti
Il terreno dei principianti è pieno di miti. I più ricorrenti:
- «La borsa è un casinò.» È un mercato organizzato e vigilato; l’uso che ciascuno ne fa è un’altra storia.
- «Operare è sempre veloce.» Un ordine può essere eseguito in pochi secondi, ma le decisioni di investimento richiedono tempo.
- «Titolo e azione sono sinonimi.» L’azione è una specie del genere: non ogni titolo è un’azione.
A chi serve questo articolo?
A chi pensa alle azioni per la prima volta nella vita: perché ha ricevuto un’eredità fatta di titoli, perché vuole integrare il proprio risparmio in vista della pensione o semplicemente perché desidera capire che cosa dice la pagina di economia del giornale.
Chi inizia a lavorare
Costruire vocabolario prima che entri in gioco il primo stipendio messo da parte.
Eredi e donatari
Riuscire a collocare e capire un conto titoli ricevuto.
Chi legge le notizie
Seguire l’informazione di borsa senza cercare ogni parola nel dizionario.
Con i tre concetti di base —titolo, borsa e negoziazione— assimilati, si può approfondire con calma. Il passo successivo naturale è una visione più ampia dei fondamenti: quotazione, valore nominale, diritto di voto e come si collegano tra loro. È la strada del compendio sui fondamenti dell’investimento in azioni.